Ma come m'accostavo al lettuccio il piccino fu preso da gran terrore.
Ricacciò il capo sotto le coltri e si mise a urlare.
—È malato.—disse Fortunata—ha una gran febbre da cinque giorni. È mio figlio Ndreuccio. Ndreù? Bell' 'e mamma, te vuo' fa disignà? Il signore, lo zio, ti farà il ritratto, e mamma te lo metterà qui appeso, di faccia a te, e quando tata verrà e vedrà il ritratto di Nndreuccio, dirà: Questo è Ndreuccio bello, tale e quale…
Il piccino ascoltava, con gli occhi lucenti di febbre, senza mostrare di decidersi.
—Guarda,—gli dissi mostrandogli un soldo in punta di dita—se sarai buono io ti darò questo soldo.
Sorrise, guardò la madre che sorrideva pur lei, incitandolo. Finalmente accettò, nascondendo il soldo e la manina, nella quale lo aveva lasciato cadere, sotto la coltre. Fortunata gli acconciò due cuscini dietro la testa, si mise a sedere, appiedi, sul letto, e ricominciò il suo lavoro di uncinetto, seguendo curiosamente i miei preparativi. Valeva la pena d'interessarmi a questo fanciullo. Nella luce fredda era una testa d'un sol tono di colore, senza rossi, senza rilievo accentuato, pallida, caratteristica. I grandi occhi azzurro scuro lucevano tra i riccioli; della piccola bocca, puerilmente, il labbro inferiore saliva sull'altro in una smorfietta sdegnosa. Hai tu mai visto qualche pallido bambino malaticcio, dipinto da Rubens? Così lui. Pareva che si fosse messo a pensare a cose molto serie; nessuna curiosità; lo sguardo di lui scendeva lentamente da lunghe contemplazioni del soffitto al volto della madre, e vi si posava. Era Fortunata che pativa di curiosità. A ogni cinque minuti si levava per venire a guardare di sopra alle mie spalle, per esclamare: Quando si vedrà qualche cosa? Ci vuole ancora molto tempo? Lo fate ridendo? Verrà bene?
Dopo la prima seduta il piccino volle vedere un po' anche lui, e si contemplò abbozzato appena, senza meraviglia di non riconoscersi, come consciente dello sviluppo che poi avrebbe avuto il dipinto.
—Lo lascio qui,—dissi a Fortunata—mettetelo in un cantuccio, con la faccia al muro, e badate di non toccarlo.
—Quando tornate?
—Domani.
—Certamente?