—Certamente. Addio, piccino.
E mi chinai su di lui per fargli un bacio. Egli mi mise la mano sulla faccia, respingendola.
—Che hai?—gli disse Fortunata—su, fagli un bacetto.
E soggiunse, sottovoce:
—Dategli un soldo.
—To', eccoti un soldo. Ora mi fai un bacio?
Le sue piccole labbra febbricitanti toccarono lievemente le mie. Il secondo soldo scomparve con la manina in cui era stretto, sotto le coltri.
—Ah, signorino,—mi disse Fortunata, presso la porta—il piccino è molto malato. Dice il medico, che l'ha visto, ch'egli ha male ai polmoni. Il primo figlio, signorino mio!—e le lagrime lo lucevano agli occhi-è una sventura grande! Avete visto com'è serio?
—Via, fatevi cuore, è bambino e guarirà. Ha il suo babbo, è vero?
—È andato via. È marinaro. È partito per pescare il corallo, con tutta la paranza. E torna di qui a un mese, signorino mio. Pel piccino va pazzo, se sapeste!…