—Lei, al solito, s'è fatta rossa. Mi ha detto: Davvero? È proprio guarito?—Dico io: Sicuro. Cosa c'è? Le dispiace?—Ha fatto un muso! Dice: Ecco, noialtre ci affezioniamo ai nostri malati così da volerceli tenere assai tempo con noi. Ogni malato guarito si porta un po' del nostro dispiacere.—Immagina! Le volevo tirare un cuscino.
—Sei un grande cretino, va! Come tutti i commessi viaggiatori.
—Aspetta che guarisca, vecio mio!
* * *
Dopo una settimana egli era impiedi. Ma ancora zoppicava un poco, per tre o quattro altri giorni era necessario che rimanesse allo spedale.
—Piglio aria—mi fece—piglio daccapo l'abito del camminare. Vien qua; ho qualcosa da narrarti su quella tale persona.
Ci mettemmo a sedere sotto un finestrone onde una gran luce pioveva nella sala. Erano le 9 della mattina e lo spedale faceva la sua toeletta, pieno d'un gran chiacchierio che s'intrecciava fra i letti, arrivava con gl'inservienti, usciva dalla stanza delle suore, per l'uscio socchiuso. Una vecchia suora, inforcati gli occhiali, scriveva in un gran libro squadernatole innanti, sulla tavola.
—Ieri—cominciò il mio amico—al dopopranzo suor Carmelina m'ha fatto presente d'una manata di confetti. Abbiamo chiacchierato a lungo; lo spedale s'era messo a dormire—Dove se ne va, ora che è guarito?—Me ne vado a Venezia—le ho risposto—vado a rivedere mio papà e la mamma.—Beato lei, che ci ha tutti e due!—E lei?—Ha chiusi gli occhi, ha scosso tristemente il capo.—Non ho nessuno—E come nessuno? Fratelli, sorelle?—Nessuno.
—Ti dico, caro mio—soggiunse il mio amico—sono stato preso da una grande pietà. Non ho saputo nulla rispondere, nulla dire a confortarla. Tutto ieri ella è rimasta in sala. A sera, per le finestre, entra un gran profumo di zagare, dal giardino. Ier sera se ne moriva; una cosa deliziosa, inebriante. Suor Carmelina passeggiava in lungo e in largo. Spuntava la luna, laggiù, dietro il comignolo della fabbrica di steariche, guarda. Io mi son messo a canticchiare:
De Venezia lontan do mila mia no passa dì che no me vegna a mente el dolce nome de la patria mia, el linguagio e i costumi de la zente…