Vi fu un silenzio. La grondaia del cortile gorgogliava: il romore era distinto, continuo. La pioggia non era cessata. Don Placido moderò la fiamma del lume, si levò, fece, pesantemente, due o tre passi nella stanzuccia e Letizia lo udì borbottare, due o tre volte:
— Evviva il furiere!
All'improvviso le si piantò di faccia presso alla tavola, e le domandò brutalmente e bruscamente:
— E ora che vuoi fare? La vita?
Ella aperse le braccia e chinò la testa, rassegnata. Meglio delle parole rispondeva l'atto e Don Placido ne comprese tutta la muta disperazione. Ma rimase indifferente, senza pietà, come abituato a cose somiglianti.
— Andresti a Napoli? — chiese, dopo un momento.
— A Napoli? — balbettò Letizia.
— Vi ho un amico. Ti raccomanderò. La città è grande, vedrai: e qualche altra vi ha fatto fortuna.....
S'interruppe. Un colpo di tosse suonava in un'altra stanza la cui porticina, alle spalle di Letizia, era pur chiusa. Letizia trasalì e l'uomo si mise a ridere.
— È la bionda — disse, guardando a quell'uscio — Una di Caserta. Parte a momenti per Napoli e io l'accompagno alla stazione.