— Oh, oh!.. Dormi, figlio... oh, oh!..

— Taci! — le gridò una che le stava più da presso — Finiscila! Tutta la santa giornata il lamento di questa scema!

— Insomma? — fece un'altra, rivolta alla superiora — Tu non parli, eh, mamma vecchia?

— Ve lo dico io perchè non parla — esclamò un'altra — Questa santa donna...

Scoppiò a ridere. E mosse incontro alla suora, minacciosa.

III.

Era una delle più singolari di quelle sciagurate. Alta, bionda, vestita d'un camice roseo dalle larghe maniche orlate d'un pizzo gialletto che s'era sciupato e sbrandellato, ella aveva dei braccialetti a' polsi, e al collo nudo un filo d'oro da cui pendeva una medaglietta. Con la mano sinistra ora raccoglieva sul fianco la vestaglia, e appariva da quel lato, fino al polpaccio, la gamba calzata di seta nera; a' piedi aveva scarpini bianchi, trapunti, d'un taglio elegante, e li trascinava su pel sudicio selciato del cortile. Certo era stata bella un tempo: ma adesso faceva paura. La sua voce rauca, alcoolizzata, d'un timbro maschile, superava tutte le altre: un tremito spasmodico le agitava di volta in volta le labbra, a' cui umidi angoli si raccoglieva una lieve e lucente schiuma bavosa. De' grandi occhi azzurrini nei quali palpitava quell'aura epilettica onde lo sguardo si esprime singolarmente tra il terrore e lo spasimo, entro gli orli arrossati delle palpebre ammiccavano di tanto in tanto, come offesi dalla troppa luce.

— Non parla poichè ha scorno! Noi le facciamo scorno, si capisce! Non è avvezza la santa donna!

Fece un altro passo. E posò la mano sulle braccia conserte della suora. Sporse il capo. L'affisava, muta.

— Ti secca non è vero? Hai ragione. Delle suore tra le omicide, le ladre, le male femmine!..