Com'ella giunse allo spiazzato si arrestò: passava, tra due carabinieri, un giovanotto ammanettato. Andava alle carceri della Vicaria. L'ammanettato la salutò con un lieve cenno del capo e si fermò un momento anche lui e levò le mani incatenate, avvicinando la faccia al panno della manica, lì ove il braccio fa gomito. Passò e ripassò le gote sudate sul panno, soffregando forte. I carabinieri aspettando, guardavano la donna e sorridevano. Poi ripresero la lor via: la berrettaia si rimise in cammino. Scavalcò un mucchio di pietre accatastate lì nella piazza per un guasto del selciato e, a un tratto, apostrofò il cocchiere di una vettura da nolo, il quale s'appisolava al sole, in serpa, nella piazza quasi deserta.

— Rocco, salute e bene!

— Salute e bene — sbadigliò quello, rizzandosi in serpa e raccogliendo le redini che gli erano cascate su' piedi — E voi dove ve ne andate?

— Dove, figlio? A casa, cuore mio bello. Che ci resto a fare laggiù? Non s'è venduto uno spillo!

— E io che son qui da mezzogiorno a bruciarmi al sole! Poc'anzi m'ha preso il sonno.......

Vi fu un silenzio. Poi Rocco domandò alla mercantessa:

— E del colèra che si dice?

L'altra sgranò tanto d'occhi e scosse la testa.

— Ieri cento e due casi — mormorò — Mio marito ha letto il giornale.

Seguì, daccapo, il silenzio. Dopo un poco la mercantessa si licenziò, col suo sorriso bonario.