La sua voce si velava. Egli era commosso. Strinse i pugni, fece per sollevarsi e non potette. Levò gli occhi al cielo e li riabbassò, inumiditi. Due lagrime gli scesero, lente, su per le pallide gote e vi brillarono.

— Andiamo!.... — balbettai — Coraggio! Guarirete e dimenticherete.

— Sì — mormorò, cupo — Voglio guarire e mi voglio vendicare!

— Perchè non cercate di riposare un tantino?..

E mi levai. Vedevo mover daccapo alla volta del letto dell'ercole il professore e i suoi scolari.

— La rivedrò ancora?

E l'ercole mi strinse la mano, aspettando che glielo promettessi.

— Certo. Tornerò.

— Lei è buono... Ha visto che cosa è la vita?... E la mia, signore?... Che Calvario!.... L'ingratitudine... Bamboccetta...

Balbettava ancora parole che io non compresi. Il professore gli s'era avvicinato: gli scolari circondavano il letto.