— Guarirò — mi disse — Il dottore me l'ha proprio assicurato. L'operazione sarà dolorosa, sarà lunghetta, ma io tornerò a vedere.
— Ma davvero?
— Oh! Ne sono certissimo. Lo sento, ecco. E sento che al mio cuore tormentato è riserbata la più alta, la più gentile delle soddisfazioni. Quella di poter vedere, di poter ringraziare non solo col vivo della mia voce, ma col baleno del mio sguardo commosso la più santa delle creature di questo mondo, colei che durante la mia infermità non s'è mai per un momento solo allontanata da me, che m'ha prodigato tutte le sue cure, tutto il suo affetto, tutta la sua bontà! Oh, le sarò ben riconoscente, amico mio! Ora io non desidero di vedere che per lei, per lei solamente!
Parlava forte. La sua voce s'era riscaldata, tutta la sua persona vibrava.
Mi parve di udire un fruscìo di gonne, fuori la porta della celletta. Qualcuno che forse origliava lì, nella penombra, ora s'allontanava in fretta.
— Lei — mormorò il mio amico.
E mi parlò della sua vicina, lungamente. Un angelo. Tutti i giorni gli portava il caffè, gli sedeva accanto, lo consolava, gli leggeva i libri e i giornali, gli scriveva le lettere, badava alla sua biancheria, gli spazzolava gli abiti...
— Dunque un idillio?..
— Mah! — fece lui, sorridendo.
— Bella?