— Perchè?.. Perchè queste cose lei non le sa. Sono piccole miserie della vita, ecco. Quella signorina è un po'..... Come devo dire? Un po' la signorina Omnibus.
La suora arrossì e si levò. Minacciava l'impiegato, con l'indice teso.
— Ah, quella linguaccia!
— Già, già: ha ragione — fece quello e si rimise a ricopiare — Ovatta pacchi nove, garza tre, bende sette.....
La suora mosse direttamente al lettuccio della Ercolano, che pareva assopita. Contemplò a lungo quel volto ancor pallido, segnato dalla tempia all'angolo della bocca dalla ferita recente, che ora s'andava rimarginando. E come l'Ercolano lasciava penzolare fuori del letto un braccio ella glielo sollevò, dolcemente, e lo ripose sulle coltri.
La rossa aperse gli occhi e sorrise.
— Quel povero braccio! — disse la suora — Il braccio malato! E lei se lo lascia cascar giù fuori dal letto!
— È guarito.
— Ah, sì? Come andiamo dunque? Bene?
— Bene, sì, sì. E domani me ne voglio andare. Ecco già undici giorni che son qui. Ci perdo la salute, suora! Peggio d'un carcere!