— Ma dove vuole andare? Parenti ne ha lei?
— Non ho alcuno — rispose l'Ercolano, un po' triste, un po' impazientita.
S'era messa a sedere in mezzo al letto e le sue mani esangui e nervose tormentavano le lenzuola. Il suo sguardo errava, senza volontà. E su' letti in fila, sul viavai della gente esso passava come quello già abituato e senza curiosità delle vecchie clientele dell'ospedale. A un momento, più a lungo, s'arrestò sulla cappelletta che veniva fuori da un angolo dello stanzone, nascosta da pesanti cortine a fiorami.
La suora immaginò che pregasse. Si intenerì. Stese la mano, dopo un poco, e lievemente gliela posò sulla spalla.
— A che pensa?
— Penso — mormorò l'Ercolano — al sogno che ho fatto stanotte. Ho sognato delle ciliege. E mi pareva di averne pieno il grembiale e di mangiarne tante, tante!..
— Le piacciono?
— Le adoro.
S'era fatta lieta. Si dimenticava.
— Tante volte, quando mi cercano, chiedono di quella delle ciliege.....