Mi pose una mano sul braccio. Mormorò:
— Ma è vero che l'hanno mandato via?
La guardavo, senza risponderle. Udivo dietro di me le voci, tranquille, de' miei compagni.
Diceva Pandolfelli a un altro:
— È morto in orario, hai visto?
La voce di quello che segnava le crocette fece notare, lenta:
— Un posto vuoto.
DONNA CLORINDA.
Una mattina d'autunno donna Clorinda, destandosi, si vide accanto, stecchito, il poveruomo che le aveva tenuto compagnia per quarantacinque anni. Era morto d'apoplessia nella notte, e lei non se ne era accorta.
Da prima immaginò che fosse seguìta una di quelle solite sincopi alle quali lo sciagurato andava soggetto. Poi, come lo scoteva e quello se ne rimaneva lì irrigidito, già quasi nero e con certi occhiacci spalancati e freddo freddo, la vecchia pazza si mise a sedere in mezzo al letto e con le mani in grembo, muta, indifferente, s'indugiò a contemplare quel corpo immoto, chiazzato nella faccia — la quale pareva che rispecchiasse ancora il terrore dell'ultimo momento — di alcune macchie di livido.