— Don Angelo, non lasciate salire alcuno. La signorina è rimasta sola in casa. Io vado per un soldo d'aghi e subito torno.

La Marangi, che aveva abbandonato il braccio sulla tavola e schiuse le dita dalle quali era sfuggita la penna, sospirò profondamente. I suoi grandi e dolci occhi azzurrini si velarono, stanchi, fra le ciglia. Appena tornata dalla scuola s'era posta a rivedere i compiti delle sue scolarette. Un mucchio di scritti infantili aspettava ancora i suoi segni di correzione a matita azzurra. E la notte precedente avea così poco dormito!

— Pazienza! — mormorò, passando e ripassando le dita sulle palpebre grevi.

Come un'eco, dalla finestra dirimpetto, una voce ripetette:

— Pazienza!

— Oh, Sofia! Sei tu? — disse la Marangi.

Immobile, ritta presso il davanzale della sua finestra, la signorina Sofia la guardava.

— Che fai, Laura!

La maestrina sorrise, malinconicamente. Con gli occhi indicò gli scritti sparsi sulla tavola.

— Non vedi? Correggo compiti.