Egli contemplava ancora la morta, movendo le labbra, come se parlasse a sè stesso. Allora un marmista ch'era arrivato l'ultimo, un grosso uomo barbuto, con tra le mani il martello e uno scalpello, chiese a don Peppe che s'incamminava:

— Ma perchè l'avete ammazzata, don Pe'?

Rispose:

— Dimandatelo a lei.

E se ne andò tra la guardia di pubblica sicurezza e uno degli allievi carabinieri. L'altro carabiniere si fece aiutare dai più coraggiosi e adagiò il cadavere in quella vettura che si trovava nel vicolo.

*

La bottega della fiorista rimase chiusa per un mese. Un bel giorno arrivò don Procolo, fumando. Fece aprire, rimase un pezzetto a rovistare e a parlare con due uomini sconosciuti a tutto il vicinato, cacciò in una cesta alcune masserizie e le coprì con un mucchio di fiori d'organsino. Al giorno dopo arrivarono gli stessi sconosciuti e vuotarono la bottega tutta quanta. I monelli del vicinato s'impadronirono dei ritagli delle carte colorate e li sparsero per tutta la via. Dopo un altro mese un pittore di stanze prese il posto della fiorista.

Finalmente, dopo due anni, Graziella, la stiratrice, in una mattina di maggio, vide passare l'impiegatuccio a mille e duecento, e per volerlo guardare e sorvegliare troppo abbronzò una camicia.

L'impiegatuccio guardò nella bottega della fiorista e vi scorse il pittore di stanze. Parve meravigliato. Allora Graziella, che un tempo gli aveva stirate pur le camice, lo salutò con un sorriso.

— Come state? Non vi siete fatto più vivo?