Mi feci animo e gli chiesi:

— Scusi, chi c'è qui dentro?

Lui fece un passo avanti, rimise in movimento l'ombrella e venne a me con una chiara felicità negli occhietti azzurri.

Rispose:

— Beethoven.

Col braccio levato misurò ancora quattro o cinque battute e canticchiò un'altra volta le note.

— Molto grande! — soggiunse con le labbra allungate in una smorfia d'ammirazione. — Giganteo! Questa sinfonia, monumento! Oh!... Piace a voi, signor?

Dio mio! Una così deliziosa cosa! A chi non piace la musica di Beethoven, amici miei? Egli era che non sapevo persuadermi come lì dentro ci fosse proprio lui. Avevo ben riconosciuta la Pastorale. Ricordate, voi, amici?

Ah! perchè la musica non si può scrivere e leggere come la parola!...

— Lei dice che la musica è di Beethoven, — feci, ridendo; — e sta bene. Ma com'è che Beethoven si trova lì dentro? È risuscitato?