— Tu che hai? Sei malata?

— Sì.

— È cosa da niente, cosa da niente! — sentenziò, come aveva udito dire qualche volta alla mamma. — Una buona sudata e passa.

Come l'altra non diceva nulla, Cristinella si seccò. Spalancò la bocca rosea in uno sbadiglio e si allungò sul lettuccio, nel sole.

— Sai guardare il sole?

— No.

— Io sì, guarda.

E si mise a fissarlo. Ma gli occhi le si empirono di lagrime. Allora, dopo averseli rasciugati, riprese la bambola e scese dal lettuccio.

— Io me ne vado, — disse, — debbo preparare il letto a questa piccola! Uh! — esclamava, baciando la pupattola. — Quanto sei bella! Vieni con mamma tua!

Chiarinella rimase sola. Dopo un momento scese, rovistò in un angolo, trovò quello che cercava. E trascinandosi sino al letto con uno sforzo che dopo la fece piangere, attaccò al bastone della spalliera una piccola calza bucherellata.