Pioveva sempre, ma la pioggia non batteva ai vetri con lo stesso ritmo dolce delle lunghe serate in famiglia, nè alcun lume nella stanzuccia poteva mostrargli la faccia pallida e sorridente della madre e in fondo, nella penombra, il lettuccio della piccola sorella dormente....
Così, in quella triste serata umida e tetra, in quello scompiglio nervoso che infuriava sul suo morale tormentandogli il fisico a scosse dolorose, egli solo, solo nella sua amarezza incosciente, in quella oscurità fitta della cameretta si mise a urlare come un pazzo.
Gli ubriachi
Quanto se n'avessero cacciato in corpo, dalle dieci di sera ch'erano arrivati sino alla mezzanotte vicina, lo sapeva soltanto il garzone del vinaio che all'ultimo, appena adocchiò don Michele che metteva la mano in saccoccia, s'accostò alla tavola come a volerci passare sopra lo strofinaccio.
— Quanto si paga? — disse don Michele, cominciando a contare i soldi.
Il garzone strofinando lo straccio sulle chiazze di vino si faceva il conto a memoria. E dopo un momento, senza levar gli occhi, rispose:
— Tanto; quarantotto soldi e la vostra buona grazia.
Vi fu un silenzio. L'altro rimaneva stupefatto. Aveva messo sulla tavola il mucchietto dei soldi e contemplava il garzone con gli occhi lagrimosi.
— Quarantotto soldi.... — mormorò, — quarantotto soldi!... Cioè.... fanno due lire....
— E otto soldi, — disse il garzone, — ci ho messo anche i sedani che avete mangiato.