— Leva su il lume!
Il pagliaccio alzò la mano, reggendo una candela di sego. Gli battevano i denti pel freddo e sotto alla farina la pelle gli si stirava rigidamente. A una coscia, attraverso il maglione rosso, sdrucito, si mostrava la carne violacea; de' piccoli brividi gli salivano su da' talloni, gli correvano per la schiena.
— Tieni alto il lume! — fece l'Ercole, che non ci vedeva.
— Ho le dita raggranchite, — si lamentava l'altro, — mi scappa di mano....
Nella sala, il pubblico de' campagnuoli schiamazzava, chiamando qualcuno sulle cadenze sguaiate del dialetto provinciale, insistendo, battendo i piedi, anche per riscaldarseli. Nanna aveva abbandonato l'organino per chiacchierare con un giovanotto. Così una danza di marionette che vi stavan su schierate era interrotta sul più bello: un piccolo gendarme rimaneva ancora con la gamba all'aria, mentre l'ultima canna de' bassi si lamentava, rauca.
— Le avete trovate? — chiese timidamente il pagliaccio.
— L'hai fatto apposta, dunque? — infuriava l'Ercole. — Le hai nascoste?
Subitamente, con un urlo, tirò fuori il braccio.
— Corpo di Dio!
— Sono le fibbie della cintura di Stella, — mormorò l'altro, mortificato; — hanno i denti lunghi. Vi siete graffiato?