— Bisse! Bisse!...
Battista Andretta rientrò a un momento nello spogliatoio improvvisato, e buttò a terra la clava di ferro che poco prima aveva maneggiata come un bastoncello. Il pagliaccio era occupato a cacciare in un baule quanto gli capitava sotto mano.
— Le carte! — fece Battista.
L'altro, accovacciato innanzi al baule, volse la testa infarinata; le lunghe sopracciglia giapponesi gli salirono fino alla radice de' capelli in su la fronte. Le labbra dipinte di carmino si contrassero in una comica smorfia.
— Le carte?
— Sì. Dove sono?
Il pagliaccio rimaneva a bocca aperta, cercando nella memoria.
— Ah! qui, qui, nel baule, in fondo. C'è sopra tutta la roba....
— Figlio di cane! — borbottò l'Ercole, minacciando col pugno enorme. — Ti avevo raccomandato di lasciarle fuori!
Si gettò sul baule, rovistando, bestemmiando sottovoce, con le braccia nude sprofondate nelle trine e ne' veli sino alla scapola.