— È morto il piccino.... — disse Stella.

— Morto! Il piccino? Morto?

Per veder meglio staccò il lanternino e lo tenne levato sul petto di Stella, lì, ove il piccino si abbandonava, con le braccia pendenti, co' pugni chiusi, co' piccoli occhi azzurri spalancati. Il lanternino tremava. Nanna cominciò a singhiozzare.

— Ma come?! Ma come?! — mormorava il pagliaccio.

Dietro di lui Battista Andretta osservava, impassibile, con la pipetta in bocca. Come Stella lo vide, ricoperse il cadaverino con lo scialle, silenziosa, senza una lacrima.

— Non te lo rubo, — disse l'Ercole.

E le volse le spalle. Il carretto si rimise in moto.

— Stella.... — mormorava il pagliaccio, — passatelo a me. Che volete portarlo voi fino all'abitato? Sentite.... Son cose che accadono. E poi, meglio così pel piccino.... era già tanto malaticcio!... Date qua, lo porto io....

Ella lo respinse, gli fece: — No, no! — con voce soffocata, con uno sguardo terribile, e si mise dietro al carretto. Ma di tanto in tanto si fermava, e parlava al piccino, con un balbettio carezzevole. Più innanzi la udirono piangere.

Il pagliaccio raccomandò a Nanna, che seguitava a singhiozzare, di badare a Stella che si guardava intorno con certe occhiate pazze come se volesse fuggire col morticino. Poi s'accostò a Battista, non sapendo che dirgli.