Nunziata, sentimentale, lasciò stare il ferro e s'abbandonò accidiosamente allo stipite, vinta da questa nuova malinconia. Venne giù la pioggia sconsolante, battendo furiosamente sul selciato, abbuiando l'aria d'un subito. Una vettura da nolo romoreggiò fragorosamente per la via, fuggendo. Il cocchiere, insaccata la testa nelle spalle, con sulle ginocchia un tappetino, frustava la rozza e bestemmiava.

Di faccia riapparve, dietro la vetrata della sua finestra, il biondo commesso de' pignoramenti, impassibile. Guardò il cielo, guardò i rigagnoli nella strada, e scomparve. La gobbetta Giovannina, gridando con la voce squillante: — Acqua! Acqua! —, spinse metà della porta, e quella si chiuse con un romore sordo.

Un silenzio si fece nella via deserta e nella bottega. Insisteva la pioggia con violento crepitìo sul selciato.

Scendeva donna Maria con le palme sulla testa che l'acqua le avea bagnata alla finestra. Ritta accosto alla tavola, presso il carbonaio che si grattava un'orecchia, ella aspettava che qualcosa si facesse, guardando Nunziata, la prediletta.

— Core mio, accendiamo i lumi? Non ci si vede più, core di mamma....

Sospirando ella si volse alla pietosa voce della vecchia. Le dita sottili arrotolavano una sigaretta, senza voglia; tra la ribellione dei capelli, in su la fronte, i larghi occhi languivano.

— Quando muoio, io? — mormorò, venendo a donna Maria lungo la tavola. — Tempo sarebbe....

— Gioia! — compassionava la vecchia, stropicciando al muro un fiammifero e tossendo all'acre vapore dello zolfo. — Senti, è l'umidità.

Una luce si fece subitamente, come donna Maria accostava il fiammifero al becco del lume. Ombre nere si disegnarono e s'agitarono sulle pareti, due punti di fuoco s'accesero nello specchio lucente.

— Oh, guarda! — osservò Addosio, — c'è Raffaelino! E non l'avevo visto! Don Raffaelino nostro, caro, caro! Come va, don Raffaelino bello?