Milano, Tip. Treves — 1919.
PREFAZIONE.
Queste novelle giovanili del Di Giacomo, scritte venticinque e più anni fa, sono state finora pregiate da pochi perchè note a pochi. Vero è che, per compenso, il pregio in cui le hanno tenute quei pochi, è così alto da valere l'ammirazione dei molti. E io confesso che nel confortare l'amico autore (il quale, come sogliono talora i veri artisti, si è straniato da esse perchè rappresentano per lui un periodo oltrepassato e ormai lontano della sua vita e della sua opera, e le guarda con iscarso affetto, e quasi si scusa di averle composte!), nel confortarlo, dico, e nel fargli premure, perchè ne permettesse la ristampa, ero diviso tra due opposti sentimenti. Da una parte, il desiderio di vedere generalmente gustato e lodato ciò che da un pezzo formava oggetto della mia stima fervente; dall'altra, una sorta di rimpianto e di gelosia nel pensare che, tra breve, sarebbe facile a tutti quel godimento che era riserbato finora solo a chi, come me, aveva la fortuna di possedere i leggiadri e rarissimi volumetti del Minuetto settecento (1883), di Nennella (1884), delle Mattinate napoletane (1886) e di Rosa Bellavita (1888).
È accaduto, per le ragioni ora dette, che laddove la fama del Di Giacomo poeta si è rapidamente ampliata negli ultimi anni da fama municipale a nazionale, e persino a internazionale (perchè le sue liriche sono studiate da critici stranieri, e parecchi si sono provati a tradurle in francese e in ispagnuolo, in tedesco e in inglese), il Di Giacomo novelliere è rimasto nell'ombra. «Ma ha scritto anche novelle il Di Giacomo?», ho udito più volte domandarmi. «E, dite, che cosa valgono?».
Tali domande non si rinnoveranno, dopo che sarà stato messo in circolazione questo volume: il quale raccoglie non tutte le novelle del Di Giacomo,[1] ma certamente molte delle più antiche, e insieme delle più belle e importanti. E nessuno dubiterà più, o ignorerà, che, oltre un Di Giacomo poeta, c'è un Di Giacomo novelliere.
Senonchè, si può fare poi questa distinzione tra il poeta e il novelliere? Nel Di Giacomo meno ancora che in altri: tanta è la medesimezza del sentimento nelle sue liriche e nei suoi racconti; e tanto i periodi della sua prosa suonano come strofe di ben elaborata poesia. Ammonimento a quegli alchimisti letterarii che vanno escogitando la poesia in prosa o il verso libero; e non hanno occhi per vedere che la poesia in prosa e il verso libero non aspettano le loro invocazioni e le loro artificiose combinazioni per venire ad esistenza, ma già esistono nel miglior modo in quei novellieri, in quei prosatori, che sono intimamente poeti.