— Avete finito? Posso parlare io?

— Voglio dirvi ancora una parola. Che femmina è questa Cristina? Ha i denti scritti, ha la faccia lentigginosa, ha la salute d'una caraffa di vetro. Almeno, se volete fare la sciocchezza, pigliatevi una che abbia il colore in faccia! Ma voi non ve la sposerete Cristina, metterei la mano sul fuoco! No, che non la sposerete, Vito! E se volete scommettere, tant'è vero, io ci scommetto. Una scampagnata al Vomero, e vi ci conduco io nella carrozza d'Annetiello!...

Rideva, ma rideva falso. Il suo sguardo palpitante non cessava d'interrogare il tintore.

— Ora che avete finito, — disse questi, serio serio, — due parole anch'io. Due settimane fa stavo male, e voi la sapete la mia malattia. Verso mezzodì, mentre stingevo uno scialle nel rosso ci ho sputato su, rosso, anch'io. Capite? E non mica una volta sola. M'è parso che la concia per lo scialle mi volesse uscire dal petto, donn'Amà, e vi giuro sull'anima mia che è stato un brutto momento....

La donna mormorava:

— Oh, Dio! Dio!... Non lo dite.... Non me lo dite!...

— Be', allora, io non so.... voltandomi dalla parte della strada ho visto il Crocifisso.... Ha tanto patito pure lui!... Una voce, qui dentro, mi diceva: Va e buttategli ai piedi! Così è stato che ho fatto il voto.

Seguì un silenzio. Vito ansimava lievemente e aspettò un poco per ripigliar fiato. L'Amalia non lasciava di contemplarlo, il gomito sul canterano, la guancia nella mano.

— Come è stato che ho conosciuta Cristina? Ora ve lo dico. È stato nello stesso giorno. Io passavo sotto la casa sua e lei m'ha gettato una rosa dalla finestra. Ho mandato, con una scusa, un garzone mio a dimandare lassù. Lui è pratico. A sera è venuta Cristina alla tintoria....

Si fermò ancora un pezzetto. Sorrideva, come a un dolce e onesto ricordo.