— Dove andate? — fece Nunzia, mentr'egli s'avviava senza nemmeno salutarla. — Volete pigliare un guaio per lei? Lasciatela stare; a un giovanotto come voi d'innamorate non ne mancheranno....

Lo aveva afferrato pel braccio e lo tratteneva, pentita di quello che s'era lasciato scappare di bocca. Egli si svincolò dolcemente, senza parlare, ma a guardarlo in faccia era più bianco della camicia che aveva addosso. Nunziata lo seguì; egli andava innanzi a piccoli passi, barcollando come se avesse alzato il gomito.

— Sentite! — arrischiò ancora. — Che volete fare?

Tetillo si volse; era tutto stralunato, ma sorrideva come se niente fosse.

— Non abbiate paura, vedete, non ci penso più; torno a casa, una buona dormita e passa.

Si fermò sotto il fanale e riaccese il sigaro, che si era spento: poi s'allontanò zufolando, con le mani in tasca.

Quella sera Peppinella, come giunse in mezzo alla piazzetta, ancora illuminata, se lo vide sbucare innanzi dalla bottega del pizzicagnolo, ove era stato ad aspettarla. A guardarlo con quella cera che aveva, lei indovinò subito che le belle cose gliele avevano già soffiate all'orecchio. Ebbe un fremito di paura; prima che si rimettesse egli le stava accanto, col cappello di sghembo e le mani nelle tasche della giacchetta.

— Buona sera, — disse lei.

— Buona sera.

Rimasero un pezzo in silenzio, camminando di pari passo; a un tratto, dove la strada si faceva buia, egli si fermò e, toccandole il braccio, come se del fatto ne stessero parlando da un'ora: