— E poi? E poi tèh!...

Peppinella non ebbe tempo neppure di gettarsi addietro che già lui, con un movimento rapido, le aveva tagliata la guancia e il rasoio le era passato nella carne come una staffilata. Fu un momento: ella non aveva sentito neppur dolore, ma quando portò le mani alla faccia e se le vide piene di sangue, mise un grido terribile:

— Ah! mamma mia! Ah, che m'ha fatto!...

E cadde di peso come uno straccio.

Tetillo rimase sbalordito, guardandola stesa lunga nel rigagnolo, ove non si moveva più. Si chinò a toccarla, ma lo spaventarono le grida delle femminucce. S'accorreva da tutte le parti e due guardie gli furono sopra prima che se n'avvedesse. L'afferrarono pel collo, spingendolo contro il muro; lui non si mosse nemmeno e si lasciò prendere senza aprir bocca. Ma aveva fatta una faccia così strana che nessuno volle dirgli niente. Solo una guardia, mentre lo tenevano stretto, gli gridò in viso:

— Carognaccia!

Tetillo la guardò negli occhi e si morse le labbra tanto forte che ne spicciò il sangue vivo, poi tese le mani con un lieve tremito nelle braccia. Quando gli misero le manette, e ci volle fatica, che aveva i polsi grossi come le sbarre, mentre stringevano la catenella, egli guardò nella folla con un sorriso di feroce compiacenza e con un'aria cretina si mise a canterellare fra i denti:

Fronn 'e vurraccia....

Cosa che dette i brividi a quanti gli stavano attorno e che per la bravata ringalluzzì gli sbarazzini di tutto il quartiere.

E così fu che Tetillo andò a scontare tre anni di carcere a San Francesco, e Peppinella, quando lo sfregio ricucito le dette un'aria di bellezza guastata, si dette alla mala vita e cinque mesi dopo gettò alla ruota dei trovatelli un suo bambino, pel quale non aveva nè latte, nè amore.