E la vecchietta strinse un po' le labbra.
— La vita è dura, — disse il merciaio.
Lei voleva dire ancora qualche cosa e infine si decise.
— Non le avrete parlato delle calze, è vero? Oh! va bene, — aggiunse subito, riprendendosi, — è una domanda stupida, perdonatemi. Ma, sapete, vi sono certe persone che sono così suscettibili.... così....
E come parlando a sè stessa, a mezza voce: — Quest'amica mia, ad esempio, — continuò, — tutto, tutto la punge, quest'amica che s'è vendute le calze. E voi quando tornate? Venerdì? Per me tornate pure di qui a una quindicina di giorni; della lana ho ancora quattro matasse e poi gli occhi non m'aiutano più come una volta.... Vi dispiace?
— Che cosa?
— Tornare di qui a quindici giorni?
— Pensate alla salute, — disse il merciaio.
Così, per due settimane, non si fece vedere, poi tornò una volta allo scorcio dell'ottobre piovoso, poi non tornò più.
Ora l'inverno cominciava a scuotere le vetrate con soffi furiosi che fischiavano nella via; cominciavano le piogge eterne e l'eterno gorgoglìo in mezzo al cortile. Un tramonto, a' primi giorni del novembre, lasciò a quei solitarii pigionali meravigliati il suo fantastico ricordo. Tutto il cielo s'era a un momento arrossato, il riverbero di quel lume aveva empito le camere sulla strada d'un chiarore dolcissimo e in quella tenerezza rosea i mobili, le tendine, i bianchi letti, annegavano. La vecchietta schiuse il balcone e sorrise alla via in una dolce espressione di pace. La giovane donna del terzo piano rimase lungamente con gli occhi fissi in cielo, con le labbra mormoranti, come in una stupefazione. In quella fusione di colore la sua faccia pallida si irradiava della luminosità e dell'estasi delle immagini di chiesa, davanti alle quali ardono i ceri.