Dopo cinquanta passi il muricciuolo che riparava la pagliaia di Donato Auricchio gli si parò innanzi. Era tutto diroccato, tra l'erbe selvagge, tra un roveto arso che lo assaliva alle spalle.

Il ragazzo s'arrampicò sino in cima, sporse fuori il capo a guardare, afferrandosi con le mani alle pietre, calde ancora. Le ultime canne della pagliaia bruciavano nella cenere nera, a terra, e se ne levava una spira di fumo sottile, e saliva nell'aria greve. Più in là, a due passi da un gigantesco faggio, un corpo si disegnava bocconi, tutto nero, sull'erba che rosseggiava co' suoi fili nani sotto a quella testa con una gran macchia scura.

Il rosso chiamò:

— Tata! Tata!

Nessuno rispose. Ma egli aveva riconosciuto il padre, dalla giacchetta verdognola di velluto stinto, dalle scarpe, enormi, irte le suola di bullette, le punte in sotto. L'ammazzato si vedeva poco in faccia, si vedeva appena il profilo adunco del naso e una ciocca di capelli scompigliati. Le mosche gli ronzavano attorno a frotte, correndogli a una mano che spuntava di fra l'erbe, tutta pesta e sanguinosa, aperta.

Il ragazzo sedette sul muricciuolo ch'era troppo alto perchè egli avesse coraggio di saltarlo. Guardò lungamente, senza comprendere. Poi tornò a chiamare:

— Tata! Tata!

In quel momento il sole tramontava. Nel cielo azzurro salivano due nuvole macchiate nel bianco argenteo di strie brunastre, come se per entro vi fossero passati i denti d'un pettine. Nel lontano, ove lo sguardo si perdeva nella stesa immensa dei campi, dalla parte del sole una nuvola aranciata s'orlava di spruzzi sanguigni. E da' campi, dalla boscaglia respirante a ondate il zeffiro della sera, arrivavano susurri indefinibili e incessanti, ronzii d'insetti in amore, pispigli brevi e sommessi; arrivavano gli odori acri del bosco, ancora fumigante d'arsura.

— Tata! — chiamava il piccino, — Tata, mamma chiange e ti vo'!... Oi, tata!...

S'impazientì. Si stese boccone sul muricciuolo, mise fuori la lucertola dallo straccio, le attaccò uno spago al mozzicone di coda sanguinante e la fece camminare, rattenendola con improvvise strappate, gridandole dietro: