— Oh! — fece l'altra, rabbrividendo.

Il marito avea cacciata in tasca la mano. La cavò con due soldi. Allora Carmela e Rosinella s'accostarono, gli gironzarono attorno, mettendo in mostra la fasciatura.

— Come! — disse il signore. — Anche voi?

— Sono caduta.... — balbettò Rosinella.

— Sono caduta.... — disse Carmela.

Il signore si mise a ridere. Carmela rideva anche lei, divertendosi, senza paura; le pareva naturale.

— Ebbene-? — disse Peppina, dopo un silenzio e con tutta serietà. — Dobbiamo metterci a far qualche altra cosa? È meglio questo!

Egli la guardò, meravigliato. Era una bimba a dieci anni, non più. Pronunziava quelle parole gravemente, senz'arrossire, con l'incoscienza infantile della colpa vera, ma con l'aria maligna delle figlie del popolo, delle bimbe sperdute e libere che già sanno qualche cosa.

Vulite 'o vasillo?...

Napoli, marzo 1885.