— Mi sperdo, — disse Carmela, gravemente.
— Io ho avuto un sorbetto, — disse Peppina.
E raccontò la sua fortuna, esagerando, con una cornice di piccole bugie. Era stato un sorbetto bianco con la fragola in mezzo. Se lo aveva sorbito col cucchiaino, in un bicchiere grande, sotto il pergolato. Le bambine stavano a sentire sgranando gli occhi. A Carmela, golosa, saliva l'acquolina alla bocca. Mai aveva assaporato un sorbetto. Era dolce?
— Un po' dolce, un po' diaccio, — disse Peppina.
— Signore! signore! — gridò all'improvviso, levandosi. — Un soldo! Non posso lavorare!...
Scendevano ridendo per le scale dell'Istituto due sposi, a braccetto. L'uomo voleva tirar innanzi, continuava a ridere, parlava d'un quadro che gli aveva fatto una impressione grottesca. Ma la donnina ebbe un tremito, gettando gli occhi su quel braccio fasciato, su quelle macchie vive di sangue.
— Oh! mio Dio! — mormorò.
— Signora bella! — pregava Peppina. — Un soldo, signorina bella....
— Ma come è successo?
— Sono caduta, m'è passata una ruota sul braccio....