— Via, via, carasciò, un soldo!
Lui non le credeva, voleva scherzare, voleva acchiapparle il lobo dell'orecchio in punta di dita. Allora lei, seccata, lo piantò.
Salì lentamente per via San Marco, andò alla fontanella accosto a cui, per un momento, la tennero intenta delle parolaccie che si scambiavano due femmine del popolo, scalmanandosi, con le braccia all'aria. S'allontanò, sbadigliando, quando si rappaciarono. Camminava a caso. Passando innanzi a una di quelle sorbetterie che hanno fuori nella strada il gran banco, chiese al garzone un po' di sorbetto ch'era rimasto in fondo a un bicchierino. Lo ingoiò in fretta, avidamente, con gli occhi socchiusi. Più in là trovò per terra un mozzicone di sigaro, quasi mezzo sigaro, ancora acceso. A qualcuno era caduto in quel momento; un signore che passava in vettura si voltò indietro, era suo, gli era scappato di mano. Lei se ne accorse, ma lo spense strofinandolo contro il selciato e se lo mise in tasca lo stesso.
S'avvicinava a Toledo. Le sue curiosità ricominciavano innanzi alle vetrine, alla varietà delle bacheche. Sovra tutto i giocattoli l'attiravano. Contemplò lungamente, nella vetrina di un mercante di giocattoli, un cosacco barbuto che ingollava soldati, afforchettandoli. Se ne andava piena di desiderii. Vi fu a un tratto un affollarsi di carrozze e di pedoni; si traevano da parte per far luogo a un mortorio. Appariva in alto, a dieci passi, lo stendardo, barcollante, d'una confraternita. La piccina si perdette in quella confusione.
Suonavano le tre. Il caldo diventava insopportabile, si camminava in fila rasente i muri, sotto l'ombra delle tende che scendevano davanti ai negozii.
Ora le piccine s'incontravano al luogo dell'appuntamento, lassù in via del Museo. Peppina da lontano vide Carmela e Rosinella che discutevano sotto il grande portone dell'Istituto di Belle Arti. Sedevano sugli scalini, sotto uno de' grandi leoni di bronzo, in una striscia d'ombra.
— Rosinella ha i soldi! — annunziò Carmela, correndole incontro. — Ma uno l'ha speso, ha voluto comprare una galletta.
— Non è vero! — gridò l'altra.
Tornavano a sedere sui gradini. Rosinella mise fuori tre soldi. Carmela non possedeva nulla. Per un po' rimase mortificata, poi fece spallucce. Era così piccola, era! Nessuno le aveva badato. E poi lei chiedeva, lei faceva la faccia rossa e Rosinella intascava.
— Gesù! — fece costei. — Non le credere! È una bugiarda. E perchè non te ne vai sola?