Dopo la prima seduta, il piccino volle vedere un po' anche lui, e si contemplò abbozzato appena, senza meraviglia di non riconoscersi, come consciente dello sviluppo che poi avrebbe avuto il dipinto.
— Lo lascio qui, — dissi a Fortunata, — mettetelo in un cantuccio, con la faccia al muro, e badate a non toccarlo.
— Quando tornate?
— Domani.
— Certamente?
— Certamente. Addio, piccolo!
E mi chinai su di lui per fargli un bacio. Egli mi mise la mano sulla faccia, respingendola.
— Che hai? — gli disse Fortunata. — Su, fagli un bacetto.
E soggiunse, sottovoce:
— Dategli un altro soldo.