ATTO TERZO

DECORAZIONE

La stessa decorazione del primo atto. La notte scende. Una delle due cassette rettangolari, che sono appese alla balaustra de' due balconi sopra la tintoria, ha già il lume dentro e la scritta si legge a trasparente. Come si leva la tela un accenditore di fanali sbuca dal vicolo a sinistra, accende il lampione all'angolo dello stesso vicolo e, quasi correndo, entra nel vicolo a destra, di cui man mano si accendono pure i fanali. L'altro balcone di sulla tintoria s'apre. Un uomo, con la pipa in bocca, colloca un lumicino nell'altra cassetta, saluta, con la mano, il ciabattino che ha levato il capo dal suo banchetto e richiude le vetrate. S'ode una nenia che culla un bambino. E frattanto don Marco strimpella la sua chitarra. Terminata la nenia il ciabattino comincia a picchiare su una suola.

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

Vito e donn'Amalia al cantone del vico a sinistra, parlano sottovoce. I garzoni lavorano nella tintoria. Rafele lava qualcosa nella tinozza, davanti alla tintoria stessa. Don Marco davanti alla bottega sua, seduto, accorda una chitarra. Rabbiele il ciabattino lavora. Una lucerna è sul banchetto e attorno alla lucerna è una carta verde che fa da paralume. Rafele, curvo sulla tinozza zufola. Poi si fa avanti con fra le mani una matassa di filo rossastro, e si accosta a Don Marco.

Don Marco

( sottovoce a Rafele, girandosi un po' sulla sedia e additandogli Vito e Amalia )

Avevo raggione io, o no?

Rafele