—Sì, sei bello…. ma non per questo t'amo.

—E perchè dunque?

—Non lo so….

—Hai ragione,—disse poi,—eri bella, eri buona anche quando non ti volevo bene. Ci deve essere stato qualcuno a parlarmi di te, ad aprirmi gli occhi, a farmi vedere quale dovea essere la mia festa, quale dovea essere il mio tesoro. E temei d'averti perduta per sempre, e t'invocai compagna de' miei giorni mutati in notte senza fine, non osando sperare. E quando accorresti al fianco della mia sciagura, non al mio fianco, riconobbi il tuo passo, indovinai i tuoi movimenti, compresi che eri tu l'angelo del conforto; ma non osai sperare di più. Ed ora che tu stessa me lo dici, che ti stringo fra le mie braccia, anche ora temo di fare un sogno troppo bello e mi domando che ho fatto io per meritare l'amor tuo. Tu non sai perchè m'ami; nemmeno io lo so. Le cose dell'amore si sentono, non si sanno. L'amore ha la benda agli occhi…. come me.—

Un bacio lungo lungo cancellò dalle labbra del disgraziato ogni traccia d'un melanconico sorriso.

—Che ne dici, Ernesta, guarirò?

—Guarirai,—rispondeva la poveretta facendosi forte.

—Se fosse vero! Poterti vedere, poterti guardare a lungo, specchiarmi negli occhi tuoi! Se fosse vero! Perchè così si soffre troppo; ho sofferto troppo…. tu non lo sai che io sono geloso….

—Geloso?

—Sì, geloso; geloso di tutti quelli che ti guardano, di tutti quelli che ti vedono, di tutti gli indifferenti, ai quali tu sei costretta a dare lo spettacolo della tua leggiadria, mentre a me solo è negato, mentre io solo ti guardo e non ti vedo. Ho sofferto, non te ne ho detto nulla, perchè era la mia espiazione; la gelosia ha punito l'indifferenza, ora sei vendicata…. sei contenta ora?…