—No…. balbettò Ernesta.

—Si, sì…. lo ha detto; ebbene, non importa, io saprò soffrire;—ed aggiunse provando a scherzare:—Mi hai sempre creduto un fanciullo, ho bisogno che tu sappia che in questo lungo tempo sono cresciuto, mi sono fatto uomo. Guarderò in faccia il dolore che deve ridonarmi la tua bellezza…. Ti sei fatta mesta? Pensi al domani?… Non ci pensare, vedi me, io non ci penso…. sorridimi….

—Che idea!

—Sorridimi…. mi fa bene sapere che tu mi sorridi, io non ti vedo, ma la mia anima si illumina d'una gran luce…. sorridimi.

—Ecco….—disse Ernesta;—ma una pietà profonda, uno sgomento mal definito si ribellavano al sorriso.

—Così…. così, diceva Leonardo.

—Sai?—prese a dire dopo una muta contemplazione—ho pensato alla filosofia di Agenore ed alla tua fede…. ci ho pensato molto….

—Ebbene?

—La tua dev'essere più vicina al vero….

—Ah! sono contenta! Credi anche tu che gli spiriti sopravvivano e possano comunicare con noi?