—No….

—Vedi doppio qualche volta?

—No… cioè sì… qualche volta! Insomma mi secchi! Lasciami dunque in pace. Questa mattina sono d'una irritabilità nervosa….

—Comprendo, i soliti guai con tua moglie.

—Sì… cioè no… non i soliti, ma peggio dei soliti… anzi bisognerà che ci pensi sul serio, e ti assicuro che faccio una fatica, una fatica… sono malato, dovrebbe risparmiarmi… nossignore!

—Che dice tua moglie?

—Agenore mio, ha una testa bizzarra!… dice che non vuol più star meco; ha comperato un codice e voleva che lo studiassimo insieme per imparare come ha disposto la legge quando due non possono andare d'accordo! Ma io ci vado, ci sono sempre andato, ci andrò sempre d'accordo purchè mi lasci fare a modo mio….—

Il dottore Agenore abbozzò un sorriso malizioso.

—Sta zitto, proseguì Leonardo coll'accento d'un fanciullo viziato, so quello che vorresti dire, che tutti i cattivi mariti non parlano diversamente… ma ti pare che io sia un cattivo marito? Che cosa faccio a mia moglie? Nulla.—

L'amico dottore si rizzò sulla punta dei piedi, e si lasciò ricadere sui calcagni, ripetendo come un eco: —Nulla!—