—Quello che è solito fare,—rispose Agenore con accento commiserativo….—nulla…. passa la vita al Caffè ed al Circolo; si ammala, si finisce da sè, è cosa intesa e non ci si pensa nemmanco più.
—E che si fa al Caffè ed al Circolo?
—Si fuma, si chiacchiera, si gioca, s'invecchia prima dell'ora, come il mio amico Leonardo, si attutiscono i sensi nell'inerzia e nello sforzo: ella sa che suo marito è minacciato negli occhi, potrei citarle il conte S…. a cui una paralisi ha tolto il tatto; del gusto non ne parliamo; ve n'ha che non sanno più che cosa mangiare, e morrebbero di fame senza provar l'appetito; in generale sono gente che vive con un paio di sensi in tutto, ai meglio forniti ne rimangono tre…
—È dunque uno spedale il Circolo?
—Press'a poco; io, grazie ai cielo….—
E qui Agenore s'interruppe parendogli dimostrato che egli, grazie al cielo, era un uomo in perfetto ordine.
Dopo il desinare, e solo quando, finite le funzioni di chimificazione, si doveva credere la digestione avviata, il dottore reputò non contrario all'igiene il porre in atto il suo nuovo sistema.
Erano venuti fuori di casa e si avviarono passo passo lungo un viale. Agenore offrì il braccio alla signora, si guardò parecchie volte intorno e finalmente sprigionò un lungo sospiro.
—Da che deriva il sospirare dopo pranzo?—domandò Ernesta levando gli occhi a guardare in faccia il suo cavaliero.
—Ah!—rispose il dottore, con una vocina di flauto,—non mi mortifichi; creda che non so perdonarmi d'averle messo in capo certe idee….