—Non m'ha messo in capo nulla; le ho già dimenticate le sue idee….
—E fa bene…. e fa bene….
Pausa.
—….Io stesso quanto sarei più felice se potessi accettare le fantasie che stanno di casa in quella sua leggiadra testina! A volte….—
Il dottore con un'occhiata fuggitiva si accertò che la bella lo guardava in faccia colle labbra socchiuse in atto di stupore.
—… A volte sento come un bisogno indefinito, come una smania impotente…. allora le mie massime mi fanno paura, la mia scienza mi ripugna…. sogno anch'io ad occhi aperti, come fanno tanti, e dico dentro di me: «potessi credere alle loro stravaganze! perchè qual frutto dal mio senno anticipato? Tanto ci è la tomba che darà il senno a tutti…. Potessi credere che la nostra individualità è preziosa e non si perde, che l'io non si distrugge e rimane conscio del passato e dei misteri della vita, ad errare nello spazio, animella leggera, sopra e sotto nuvole…. e che quella che diciamo vita è una prova ed altrove è la vita vera, che ci aspetta un organismo più eletto, un mondo migliore!…»
—È proprio così, è proprio così!—esclamò Ernesta facendosi rossa in viso dal piacere.—Oh! perchè se queste cose le pensa non le crede?—
Agenore ripigliò il filo, parlò del perispirito, del presentimento, degli spiriti famigliari, della comunicazione del pensiero dei vivi coi morti, con un accento fra il desideroso e l'incredulo, e finalmente crollò il capo in atto di sfiducia.
Ernesta era una buona figliuola, e se la mettevate nel territorio spiritico ridiventava fanciulla. Invasa come da apostolico zelo, per convertire alla propria religione un incredulo, non sapeva nemmanco lei quel che avrebbe fatto; trasse il dottore sopra una panca, a' piedi d'una magnolia, gli ordinò scherzosamente di mettersi a sedere e di starla ad ascoltare ed incominciò a dire del perispirito, del presentimento, degli spiriti famigliari, della comunicazione del pensiero tra i vivi ed i morti.
Agenore fingeva di pigliar fuoco e di spegnersi, ed il suo apostolo si infervorava a tenerlo acceso, piantava gli occhioni in faccia al miscredente, gli stringeva le grosse mani, non gli lasciando una fibra senza un fremito, soffiandogli nelle vene un calore niente affatto spiritico.