La mestizia di Ernesta, cui le parole del medico suonavano dure per la prima volta, faceva una meschina figura al confronto di quell'acuto dolore.
Si parlò ancora e sempre di cateratte; Virginia era curiosissima, ed il dottore Agenore, impastato egli pure di creta come tutti i dottori, sapeva di non trovar ogni giorno un'occasione di sfoggiare le sue reminiscenze scolastiche. Finalmente il supplizio finì; Virginia baciò in volto la cuginetta promettendole di tornar presto a consolarla; Ernesta mandò un bacio ai cari zii Rinucci….
Rimasti soli, Agenore che aveva parlato quasi sempre lui, dichiarò ad Ernesta che la signorina Virginia era una donnetta amabile, non bella veramente, ma amabile, soprattutto nel conversare.
—Sì—rispose Ernesta—è molto vivace.
—E piena di spirito.
—Senta, dottore—prese a dire Ernesta—bisogna che ci mettiamo in regola; nella mia qualità di moglie, io sono assai poco informata dei casi di mio marito; mi informi, mi dica lei; mia cugina ha promesso di venirmi a vedere presto, e siccome sa il piacere che mi procura, non è donna da mancare…. mi tempesterà di domande….
—Sono ai suoi ordini, disse il dottore.
—Perchè è andato a Spa mio marito?
—Per fare la cura idropatica.
—Questo lo so; ma perchè a Spa piuttosto che a Karlsbad o ad Eger? Ci sarà stata una ragione, immagino…. e la cuginetta vorrà saperla.