Tolto l'amore che santifica, il sagrifizio si misura per quello che vale. E quanto potrebbe valere il suo? E sapeva ella se Leonardo stesso non preferisse le cure accorte d'una infermiera già pratica a quelle d'una infermiera novizia?
Quando Ernesta aveva risposto a tutte queste domande, ci pensava ancora; era come una lotta con un nemico invisibile e forte solo della sua inerzia.
Fu in una di queste tregue che venne recata una lettera col bollo di Milano. Era della cuginetta. Diceva in caratteri calligrafici alla cara Ernesta che «il cuore le consigliava di scriverle, e che scrivendo essa sapeva di compiere un dovere;» annunciava la cecità di Leonardo e notava con lirismo alquanto prolisso come il disgraziato non dovesse più vedere «le belle stelle, i bei fiori, il verde dei prati, l'azzurro del firmamento.» Scongiurava Ernesta tornasse nel tetto coniugale, avvertendo fra parentesi che ella sapeva tutto; finiva col dire in bel modo che ella sarebbe «orgogliosa e felice d'aver indotto la cugina a rientrare nella via del dovere….»
Oh! questa proprio ci voleva per non farla muovere da Bellagio! Il dispetto divampò un istante nei begli occhi lucenti, poi si spense.
E da capo Ernesta si rifece a pensare.
Mezz'ora dopo essa scriveva:
«Amabile Cuginetta,
«Il desiderio di concorrere a farmi rientrare nella via del dovere non ti ha fatto affrettare abbastanza. La tua lettera ha trovato le mie valigie pronte. Ti ringrazio infinitamente dell'intenzione, ma sarai lieta anche tu di sapere che la tua eloquenza tenera non entra per nulla nella determinazione che ho presa. In fretta.—Ernesta.»
Più tardi gli stornelli si staccarono come un nugolo dal tetto della casa e parvero accompagnare la padroncina che se ne andava.