Cieco!
Per via era stata sorretta dall'entusiasmo del sagrificio; ma come fu a Milano, Ernesta sentì venir meno il proposito preso, e solo per quella specie di forza d'inerzia che continua gli effetti della prima determinazione, giunse sino alla soglia di casa sua. Entrò…. le batteva il cuore forte.
Bortolo, vedendola, levò le braccia al cielo, e pianse in silenzio; Ernesta strinse fra le sue le mani del vecchio, snodò i nastri del cappellino e non se lo tolse dal capo, consegnò la valigetta al servitore e sedette sopra uno sgabello dell'anticamera. Stette alcuni istanti immobile in faccia al vecchio che la guardava crollando il capo canuto, poi si rizzò in piedi, ma non si mosse. Finalmente si avviò a passi lenti, attraversò le camere, si arrestò innanzi all'uscio socchiuso della stanza dell'infermo. Bortolo veniva dietro come trasognato, colla valigetta in mano.
Non si udiva alcun rumore. Ernesta spinse lentamente l'uscio e s'inoltrò in preda ad una commozione insolita. Da principio non vide nulla; gli occhi suoi, ancora impressionati dalla luce viva, non riuscivano ad afferrare un raggio nelle ombre fitte; quasi prima di vederlo, intese un passo, ed indovinò il dottore e sentì la larga mano posarsi sulle sue. Si fece ancora innanzi, e vide un'ombra nera nel mezzo, ed avvezzando l'occhio alla scarsa luce, riconobbe Leonardo seduto sopra un ampio seggiolone, colla testa appoggiata allo schienale e cogli occhi bendati…. Le si strinse il cuore, si sentì invadere da un'onda di pietà e non giunse in tempo a soffocare un singhiozzo.
Leonardo volse leggermente il capo dalla parte di Ernesta, e parve stare in ascolto; non udendo più nulla, ripigliò la positura di prima. Ernesta rialzò gli occhi ancora lagrimosi e circondò con uno sguardo di tenerezza il quadro melanconico! Quell'uomo già così irrequieto, così vivace, così ciarliero, così ridente, ora rimaneva immobile, muto; la faccia scialba si era composta ad una gravità insolita; il lungo corpo come inchiodato sopra un seggiolone aveva tutta la solennità della sventura.
Il dottore Agenore mandò via con un cenno Bortolo, e come fu solo con Ernesta, volle prenderle la mano, che la bella divincolò dolcemente; allora egli si fe' presso all'infermo, gli toccò il polso e lo chiamò sommessamente a nome:
—Leonardo!—
Ernesta si appoggiò allo schienale del seggiolone e si tirò indietro come per nascondersi.
—Leonardo!—ripetè Agenore,—ma non ebbe risposta.
Il dottore fece il giro badando a non inciampare nelle gambe allungate del cieco, e venne presso ad Ernesta.