XIII.

In cui il dottor Agenore ne fa una grossa.

Alle nove venne annunciata la visita della pietosa Virginia Rinucci, la quale fece dignitosamente il suo ingresso nella camera della cugina. Ernesta le venne incontro e notò a bella prima che faceva il bocchino in un modo insolito, indizio infallibile di maggior solennità. In fatti ella recava cose fauste, nientemeno che l'annuncio ufficiale d'una visita di babbo e mamma Rinucci; la corporazione coniugale doveva venire al mezzodì in punto.

Ernesta riuscì a dissimulare la propria commozione per questo avvenimento e si accontentò di dire che gli zii Rinucci farebbero molto piacere a Leonardo.

Qui venne naturale che l'amabile cuginetta domandasse se Leonardo era visibile. Era visibile. All'atto di uscire dalla camera, Virginia fu impressionata dall'ordine, eccessivo in quell'ora, che vi regnava.—

«Ho dormito sopra un divano—disse Ernesta.

—In camera di Leonardo?

—Già.—

Virginia rispose al monosillabo con una stretta di mano silenziosa. Era impossibile con minor numero di parole e con maggiore sussiego dire alla cugina:

—Brava, sono contenta di te.—