Inventario di cose e d'uomini.
«Stamane sono di buon'umore—disse Leonardo alla sua compagna,—vieni meco, Ernesta, andiamo a spasso; ti voglio fare l'inventario di tutti i mobili della casa, incominciando dal salotto; vedrai come li ho in mente! Se ne ho dimenticato qualcuno, me lo ricorderai, ho bisogno di radunare le mie memorie—sono esse il mio mondo. Quanti luoghi ho attraversati frettoloso, sbadatamente, e che ora avrei caro di rivedere col pensiero!… Per esempio il caffè Cova ed il Circolo li ho scolpiti nel cervello…. è qualche cosa, ma ci era posto anche per altro, ti pare?»
Ernesta rispose con una stretta di mano, con una muta carezza, accusandosi in cuore di essere stata la prima a fare a Leonardo il rimprovero che ora egli faceva a sè medesimo.
«Sì,—disse poi con accento ilare per sviare il pensiero del cieco,—sì, andiamo a spasso, mi farai l'inventario dei mobili della casa.
—Incominciamo dal salotto,—soggiunse Leonardo, avviandosi al braccio della moglie.
—Senti questo ch'io tocco; che cosa è?
—Una tenda americana; vi è dipinta una pianta a larghi fogliami, sopra un fondo color di porpora che raffigura il cielo del tropico.
—Bravissimo, ora va innanzi.
—Nel vano della finestra vi è un tavolinetto dipinto, con dorature ed intarsii di madreperla; il dipinto rappresenta un paesaggio turco con un crocchio d'uomini che fumano la pipa….
—Bravissimo.