—Sotto il padiglione.—

Nuovo silenzio.

—Senti,—uscì a dire il cieco improvvisamente,—poichè abbiamo tempo, voglio parlarti d'una cosa. Ti ricordi quando, dopo avermi spiegato il tuo sistema filosofico… la materia cosmica eterna, le forze, la materia organica, i vasi, le fibre, i tessuti, che so io, mi domandavi se mi avevi convinto, ed io ti rispondeva che era inutile, tenessi tu le tue idee, terrei io le mie…

—Sì,—proseguì il dottore,—e le tue idee erano di non averne alcuna, di lasciar che le fibre e i vasi compissero le loro funzioni senza dartene pensiero.

—Te ne ricordi?… Ti dicevo: Se ci è qualcosa dopo di noi, lo vedremo, se non c'è nulla, buona notte; e quanto alla materia cosmica non sono io che le impedirò di godersi in pace la sua eternità. La vuoi eterna?… te la do eterna, a patto che lasci in pace la mia materia organica che non è eterna… Te ne ricordi?

—Altro!

—E dicevi, tirando mia moglie a far la trinità: «noi tre rappresentiamo le tre scuole filosofiche del secolo: il materialismo che combatte—io—lo spiritualismo che sogna—lei—l'indifferentismo che vegeta—tu.—»

—Testuale.

—Ebbene, allora non ci volevo pensare… da due mesi ci penso—e vuoi che ti dica la mia opinione sulle tue opinioni?

—Dilla.