—La frenologia ha provato…

—Perchè ci sono troppi spensierati; perchè le piazze, i caffè, i circoli, i palchetti dei teatri formicolano di gente che teme di servirsi del proprio cervello. Un uomo che pensa finisce con accorgersi della sua e dell'altrui miseria; dà l'importanza che meritano alle cose che lo circondano; scende i gradini di quella piramide che è l'egoismo e si mescola alla folla, non se ne sta immobile sul vertice a credere il mondo creato per sè solo; ai sofismi del proprio interesse, delle proprie passioni, sa contrapporre i sofismi degli interessi e delle passioni contrarie, e dal cozzo cava la scintilla del vero… Ah! il pensiero è una forza!

—Verissimo, il pensiero è una forza, e gli spensierati non hanno mai fatto male a nessuno, perchè sono inermi e deboli; Tizio obbedisce all'istinto, e, senza pensarci quasi, ti accompagna per servirsi della tua carrozza e del tuo palco; digli che pensi molto, ed il pensiero gli darà la corazza dello strozzino. Sempronio ha la vanità di sapersi fare il più bel nodo della cravatta del mondo incivilito; digli che pensi molto e vorrà i giavellotti di deputato o lo spadone a due tagli di Ministro di grazia e giustizia; gli Ercoli dell'egoismo e dell'ambizione sono gente che ha pensato molto. Credi a me: l'organismo oscilla, ma non si muta; chi ha la cattiveria nel sangue la conserva, finchè dura la circolazione; vuoi guarirlo, svenalo.

—Sì, l'organismo non si muta; nè gl'istinti si mutano; sono con te; ma io, irascibile, diventerò padrone di me stesso, imparando a conoscermi col pensiero, e le ire e le collere del mio istinto serberò contro gli uomini cattivi e le cose cattive. Ambizioso d'onori, diventerò ambizioso di bene; cattivo marito, apprenderò a rispettare il culto della famiglia, e vorrò esserne il sacerdote…—

Il sospiro di Leonardo, dopo queste parole, s'incontrò e si confuse con un sospiro del dottore. Dopo di aver sospirato all'unisono, entrambi stettero zitti, poi il cieco disse sorridendo:

—E se non il sacerdote… il predicatore; dillo pure, lo hai sulle labbra… ma già è così: sono molto mutato e non ne ho colpa o merito, come ti piace; la mia maestra è la sventura… Dimmi, si è fermata molto in Milano?

—Chi?

—Mia moglie.

—Un paio di settimane.

—E tu la vedevi spesso?