—È vero,—disse Leonardo facendosi rosso in viso;—ma chi sa se ella potrà amarmi ancora….
—Io non lo so…
—Sapesse almeno che sono mutato, che cambierò vita!…—
Il sangue, i nervi, le fibre, i tessuti, gli umori di quell'organismo saldo che si chiama il dottor Agenore, entrarono a tumulto; un momento di lotta acre e rabbiosa, poi tornò l'equilibrio; il sagrifizio era consumato: Agenore rinunciava ad Ernesta.
Ridano gli sfaccendati del caffè e del circolo, io giuro a chi legge che in quel solenne momento il dottore Agenore era bello. E non si sono udite mai parole più generose di queste che egli pronunciò forte, stringendo vigorosamente la mano del cieco, per farsi cuore:
—Glielo dirò io!
—Oh! grazie… quando?
—Subito, se vuoi, corro in giardino, me le getto ai piedi come tuo rappresentante, e le faccio la mia, cioè la tua dichiarazione in regola.
—No, aspetta… che fa ora Ernesta?—
Agenore, non vedendo la bella dove l'aveva lasciata poc'anzi, si affacciò alla finestra per cercarla; in quel mentre si udì un passo leggiero ed un fruscio d'abiti.