Per un pezzo, stretti in quel laccio amoroso, carezzati e carezzevoli, rimasero come estatici ad ascoltare l'affrettato martello dei loro cuori; e quando Leonardo ruppe il silenzio, mormorando coll'accento dell'adorazione il nome di Ernesta, parve quella l'estrema parola d'un poema che avevano letto insieme, l'ultima nota d'una bella musica intesa da essi soli.

E venne sulle loro labbra il linguaggio degli uomini, dopo di aver sì lungamente parlato il linguaggio degli angeli; la rivelazione era compiuta. Non rimaneva più nulla a dire che già non sapessero:—Mi ami proprio?—Sì, tanto.—Ripetilo.—Sì, tanto.—Anch'io, anch'io.—Il più bel vaniloquio della terra…. Poi di nuovo tacevano, e le mani si stringevano più forte, e le labbra tremanti scoccavano baci sommessi, ed i petti pieni di felicità rompevano in brevi singhiozzi.

—Siediti qui, sulle mie ginocchia; disse il cieco,—lascia ch'io ti veda bene—ed accarezzando colle mani la fronte, i capelli, le guance, gli occhi della leggiadra creatura, andava ripetendo con una specie d'entusiasmo melanconico:—come sei bella! Come sei bella!—

Poco dopo soggiunse:

—Ecco il visino tondo che mi piacque tanto la prima volta che lo vidi; ecco gli occhi dolci conditi di malizia…. ed ecco i labbruzzi di fuoco che sorridono, e le guance che paiono due rose.—

Ernesta rispondeva ai baci, alle parole no; pensava; un mondo di fantasie meste o gioconde le si schiudeva dinanzi; e se staccava l'occhio da quegli incerti fantasmi dell'avvenire, l'aspettavano altri fantasmi, già paurosi ora benigni, quelli del passato, quelli delle lunghe noie, dei profondi sconforti, delle aspirazioni interminate che mozzavano il respiro…. e allora, come se obbedisse ad un segnale, dall'ippocastano del giardino lo stornello mandava la sua nota stridula, penetrante, compendio di tutto un tempo che non era più che una memoria:—è lui! è lui!—

—Qui, in mezzo al mento, ci è una fossetta, proseguiva il cieco,—ed ora che ridi ce ne sono altre due sulle guance; quante volte le avrei colmate di baci se avessi avuto giudizio!

E le colmava ora.

Ma a quelle baldanze, a quegli impeti, a quei guizzi di felicità che gli mandava sul volto la nuova fiamma, succedeva presto il buio d'un pensiero melanconico e pauroso.

E allora ripeteva il ritornello assiduo dell'inno eterno: