—Dovresti fare un sonnellino; è l'ora più calda del giorno, fa molto caldo oggi…. ti farà bene riposare il capo, perchè cessi dal farneticare intorno al giorno di domani…. dormi, ho sonno anch'io, dormiremo entrambi.

—Sì! disse il cieco con impeto di desiderio;—sì….—

Ernesta spinse un seggiolone vicino a quello del marito, vi si adagiò, poi disse scherzosamente: «buona notte.»

Scherzoso era l'accento, ma le batteva il cuore forte.

Questa volta Leonardo non seppe aspettare un pezzo, nondimeno, quando con un filo di voce chiamò: Ernesta! la bella non rispose. Allora il poveretto si rizzò in piedi, si piegò sull'amata donna come alla vigilia e la baciò lieve lieve sulle guance…. poi volle allontanarsi, ma si sentì trattenuto da morbide braccia che gli si stringevano attorno al collo, ed udì una sommessa voce, carezzevole, trepida, ripetergli fra i baci:—Leonardo mio! Leonardo mio!—

Il poveretto non era più cieco, poichè vedeva un paradiso.

XIX.

È lui, è lui!

La foga degli affetti inonda il cuore e lo sommerge, la folla delle idee, invece di illuminare la mente, la scombuia. Come le grandi gioie ed i gran dolori, così le tenerezze grandi sono mute.

Tacquero.