Allora intervenne il falso Efisio Pacis; egli chiamò a sè l’attenzione con un gesto, e troncò il litigio rivolgendosi con accento persuasivo prima alla ragazza indocile, poi al pastore ardimentoso. E disse a Nicoletta:

Pal te, bedda, labbri di vetta

Era natu Giommaltinu.

E disse al pastore:

Pesatinni, altu pinu,

E basciadi a Niculetta...[9]

Gianmartino non se lo fece dire due volte; con un balzo da capriuolo egli fu in piedi, ma anche Nicoletta fu pronta a rizzarsi.

Non per questo il pastore si perdette d’animo; egli sorrise guardando a quell’altura, dove la fanciulla aveva messo la tentazione in forma d’un sorriso; disse che gli dispiaceva fare la parte della volpe della favola, che non poteva addentar l’uva perchè era troppo alta; ma improvvisamente, quando tutti consigliavano a Nicoletta d’arrendersi, Gianmartino spiccò un salto e carpì il bacio. — Qualcuno assicurò che Nicoletta si era chinata un poco, senza di che Gianmartino non sarebbe mai riuscito in quell’impresa, ma tutto questo a Gianmartino non importava menomamente.

— Se si è chinata, tanto meglio, diceva lui.

— Sì, si è chinata!