Lassa solu chi m’ajiaccia

Fijulendi la tò faccia....[7]

Ma l’audace ebbe la risposta che si meritava; e l’ebbe da Giannandrea il Lungo, il quale disse che, perchè sua figlia non sapeva poetare, risponderebbe lui in nome di Nicoletta. E rispose così:

Sai chi no ajiu cori,

E comu la mè faccia

Di nii ajiu lu pettu;

No pò scaldi la jiaccia,

Nè eu pruà affettu;...

E sei infattu a tutti l’ori?...[8]

La risposta andava al segno; e Gianmartino ne rimase sgominato; non voleva negare la verità, Gianmartino, ma nelle gare del graminadojiu, come in ogni altro giuoco della vita, bisogna sempre dir qualche cosa, segnatamente quando si ha torto, e il piccolo pastore invocava l’estro ribelle.