Purchè Beatrice e Cosimo non sapessero di nulla, purchè gli riuscisse di nascondere il petto all’occhio dell’amicizia, che male commetterebbe egli amando una donna tanto degna d’amore? Già, se d’amarla non si era accorto prima, non ostante la lunga dimestichezza, era perchè il cuore di Silvio non si dava nè alla bellezza, nè alla grazia — si arrendeva ora alla bontà, alla forza, ed alle altre virtù femminili che Beatrice aveva dimostrato sotto la rovina della vecchia casa De Nardi. Nobilitato da questo ragionamento, l’amore di Silvio pigliava un carattere doveroso, sano, che non poteva far male al cuore.

Così pensava Silvio, continuando a baciare cogli occhi questa o quella guancia di Beatrice, la quale ancora non si era voltata a ricercare dell’amico suo.

E il professore, continuando a far lezione di pastorizia agl’indocili alunni, già cominciava a notare che non era naturale quell’indifferenza di Beatrice, e le attribuiva un significato che gli empiva il cuore di sgomento. — Ella sa tutto! diceva a sè stesso; mi sono tradito baciandola! — E a questo pensiero, che lo gettava come un fanciullo in balìa di un gigante capriccioso, — stranissima cosa! — egli sentiva pure un’infinita dolcezza, la voluttà dei deboli e degli ammalati, penetrargli le carni e le ossa. Che importava infine se ella sapesse tutto? L’amore conosciuto dalla donna che ce lo ha ispirato, anche se non è corrisposto, ci diventa più sopportabile. Silvio aveva letto in qualche luogo questa massima confortatrice.

Si avvicinavano allo stazzo; Angela, che era stata trattenuta da una storiella di banditi, appariva nella luce del crepuscolo, ritta sopra il muricciuolo d’un chiuso. Il falso Efisio Pacis non l’abbandonava; stando a piè del muro, egli le si offriva a sostegno, ma la fanciulla, sicura di sè, appena appena gli sfiorava con una mano la testa. E la sua voce attraversò lo spazio, gridando nel silenzio: — Bice!

La giovine donna si arrestò un istante, vide la fanciulla, e le fece un saluto colla pezzuola, ma Angela non si accontentava di così poco, e chiamò un’altra volta con una cadenza prolungata: — Bice! — Allora la contessa, accostando le mani alla bocca, mandò all’aria il suo grido di risposta: «oooh!»

Quel grido echeggiava ancora per la campagna e nel cuore di Silvio, quando compare Baingio osservò:

— Il professore è distratto.

Ed era veramente così distratto, il professore, che anche a questa osservazione non rispose nulla.

Pochi passi ancora, ed egli avrebbe raggiunto Beatrice e Cosimo, i quali si erano arrestati; ma una singolare diffidenza di sè stesso gli consigliò di arrestarsi alla sua volta per mantenere le distanze, finchè fosse interamente quetato un piccolo tumulto del suo cuore. Poichè veramente pareva che Cosimo e Beatrice si fossero dimenticati di lui, nè si voltavano a guardarlo, tanto meglio. Ma in quella appunto Beatrice domandò forte al marito:

— E il professore? e soggiunse voltandosi: eccolo là, il signor Orso!