— Anche questo qui ha conosciuto mia madre! conchiuse Angela, abbassando la voce. E non disse altro, perchè Giorgio si veniva avvicinando colle mani dietro la schiena, come un indifferente.

— Brav’uomo! gli chiese Angela; come si chiamava quel bandito?

— Ah! Non chiamarlo così, disse Beatrice.

— Come devo dire? Signor Efisio, ripetè, come si chiamava quel bandito?

Giorgio si avvicinò, e mettendo una mano sull’omero di Angela:

— Non mi chiamare: signore; io sono un poveretto.

— Come la devo chiamare?

— I fanciulli dello stazzo mi chiamano babbo Efisio.

Angela fece una smorfietta colle labbra per fare intendere che essa non era da mettere a confronto coi fanciulli — però non si ribellò, e chiese per la terza volta:

— Babbo Efisio, come si chiamava quel bandito?